Rione Sant’Angelo

È il più piccolo rione di Roma. Occupa una parte dell’antica Regio IX di Augusto sulla quale si elevavano monumenti solenni come il Teatro di Marcello, il Teatro di Balbo e il Circo Flaminio, il primo ancora in buone condizioni, mentre degli altri rimangono solo alcuni pilastri. Su tutto, occupa una posizione monumentale il Ghetto, un documento sociale, religioso, umano, storico, un ritaglio della città esposto alla suggestione dei vicoli e dei sentimenti. Il popolo ebraico è presente a Roma dall’epoca di Pompeo, aumentò sotto Augusto, fino a raggiungere il massimo della conquista sociale ai tempi di Poppea Sabina, moglie di Nerone ed ebrea. Il vero autore del Ghetto fu Paolo IV Carafa che il 14 luglio del 1555 volle separare le abitazioni degli ebrei da quelle dei cristiani, circoscrivendo la zona con cinque “portoni” o “catene” detti della Rua, Regola, Pescheria, Quattro Capi e Ponte, che venivano chiusi la sera. Leone XII ampliò la zona, aggiungendo altri tre “portoni”: quello della Reginella, di un altro tratto di Pescheria e il portone grande di piazza Giudia. Agli ebrei era consentito girare per Roma soltanto di giorno. Oltre ad Ancona, questa era l’unica località degli Stati Pontifici ove fosse consentito vivere agli ebrei. Pio IX cancellò la sconcezza del “serraglio” togliendo “portoni” e “catene”. Dopo il 1870, con la costruzione dei muraglioni e l’apertura del lungotevere, il Ghetto subì modifiche urbanistiche: scomparvero via della Scuola Catalana, vicolo Capocciuto, vicolo del Pancotto, via della Stufa, via delle Animelle e la pittoresca via della Rua.

Piazza Mattei

2 Posti Letto

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Centro / Trastevere

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