Rione Castro pretorio
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i suoi XXII Rioni Storici:
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RIONE CASTRO PRETORIO
Svetonio ci narra che Elio Seiano, ministro di Tiberio, innalzò
nel 23 d.C. una grande caserma per la guardia imperiale, le cohortes
praetoriae, (istituite dall'imperatore Augusto come guardia permanente
dell'imperatore), unificando in tal modo le milizie accasermate in vari
punti della città. Nacquero così i Castra Praetoria, che,
ironia della sorte, danno il nome al XVIII rione pur restandone fuori.
I Castra, cioè gli accampamenti, occupavano un'area di 170.000
metri quadrati, ospitando ben 9 coorti. Con il primo piano regolatore
Viviani approvato nel 1873, il rione si coprì di quegli enormi
palazzi cosiddetti di stile umbertino che spazzarono via ogni residuo
di verde delle antiche ville. Il rione, infatti, fu famoso per la magnificenza
delle ville: Guglielmini, Zerla, Cappelletti, Salviati, Naro, Giordani,
Strozzi, ma la più bella di tutte fu Villa Montalto, che Sisto
V donò alla nipote Camilla. Occupava, con un perimetro di circa
6 km, parte del Viminale, del Quirinale e dell'Esquilino ed andava pressappoco
dalle attuali via del Viminale a Porta S.Lorenzo e da via Marsala a
via A.Depretis. Felice Peretti, ovvero papa Sisto V, acquistò
il terreno appena nominato cardinale, nel 1570, dal medico romano Guglielmini.
Il costo fu di 1500 scudi, ma nel contratto non apparve il nome di Sua
Eminenza, bensì quello di un fiorentino, Bartolomeo Bonamici,
che un mese dopo dichiarò di aver comprato la vigna per la sorella
del cardinale, Camilla, vedova di Giovanni Battista Mignucci. Il cardinale
non voleva che l'acquisto della vigna suscitasse il sospetto del pontefice
allora regnante, Gregorio XIII, sulla sua ancora non palese ricchezza.
Ma quando Camilla passò la proprietà nel fondo dotale
di sua figlia Vittoria, il cardinale, paventando di perdere la proprietà,
si riprese la vigna, acquistando, già che c'era, anche altre
due vigne confinanti, sulle pendici di S.Maria Maggiore e alle Terme
di Diocleziano. Quindi, incaricò Domenico Fontana della costruzione
di una palazzina: Gregorio XIII, ammirando i lavori edilizi, pensò
bene di togliere al cardinal Peretti i 100 scudi al mese che questi
percepiva come cardinale povero. Il cardinale, mortificato, sospese
i lavori ma Domenico Fontana si offrì di condurli a termine anticipando
ogni spesa. Il palazzo fu terminato nel 1581 e fu ornato dalle pitture
del Baglioni, del Viviani detto il Sordo, da Cesare Nebbia ed altri.
La villa era costituita da un elegante fabbricato scandito da cornici,
con finestre modanate e coronato da una grande altana. Il cardinale
vi si trasferì quando fu eletto pontefice. Ma le preoccupazioni
del pontificato convinsero Sisto V che gli era oramai impossibile godere
della quiete della villa, così la donò nuovamente alla
sorella Camilla. Nel bellissimo giardino vi era la fontana detta "del
Prigione", spostata prima in via Genova e quindi in via Goffredo
Mameli. Di questa bellissima villa, che dai Peretti passò prima
ai Negroni e quindi ai Massimo (difatti è conosciuta anche come
Villa Massimo), rimane il bellissimo portale che oggi adorna l'ingresso
di Villa Celimontana, lì ricostruito nel 1931, dopo che nel 1872
venne rimosso dalla Villa a seguito dell'espropriazione della Villa
a favore della nuova stazione ferroviaria di Termini.
appartamenti presenti nel rione

